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CASO CRANS-MONTANA

Novità introdotte dal Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n.159

Crans-Montana: quando il rischio nasce da dettagli apparentemente innocui

La tragedia avvenuta a Crans-Montana ha rappresentato un punto di svolta nel modo di guardare alla sicurezza dei luoghi aperti al pubblico, in particolare nei contesti di intrattenimento, ristorazione e aggregazione. Un evento drammatico che ha riportato al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato: la gestione reale dell’affollamento, delle emergenze e delle responsabilità organizzative, al di là del semplice rispetto formale delle norme.Inoltre, questo evento ha permesso di tornare a riflettere su un aspetto fondamentale della sicurezza: come gli incidenti più gravi raramente nascono da un unico errore.

Anche se l’episodio si è verificato all’estero, le sue conseguenze hanno avuto un forte impatto emotivo in tutti i paesi, Italia inclusa, che ha portato a chiedersi se le norme vigenti fossero adeguate, chiare e comprensibili. Col fine di fare chiarezza, le autorità competenti hanno pubblicato una circolare di riepilogo (circolare 674 del 15 gennaio 2026), con la quale si cerca di fare chiarezza sullo stato normativo di attività ibride, come bar e ristoranti, che in determinate condizioni possono trasformarsi in luoghi di trattenimento; la distinzione non è da poco, perché può comportare l’assoggettabilità o meno alle procedure di prevenzione incendi, e portare all’uso di normative ben diverse tra loro a seconda del contesto.

Cosa è cambiato dopo Crans-Montana: il nuovo approccio delle autorità

Secondo le ricostruzioni iniziali, l’incendio sarebbe stato innescato da fontane luminose utilizzate durante il servizio di bottiglie di champagne. Le scintille avrebbero incendiato il materiale fonoassorbente presente nel soffitto del locale, generando un incendio che in pochi istanti si è propagato nell’ambiente affollato.

Al di là delle responsabilità che saranno chiarite dalle indagini, ciò che emerge con forza è una dinamica ben nota nel mondo della sicurezza: la concatenazione di fattori apparentemente banali.

Comportamenti superficiali durante l’attività della festa. Materiali combustibili. Un ambiente chiuso e affollato. Vie di fuga limitate. Singolarmente questi elementi non rappresentano necessariamente un pericolo. Ma quando si combinano tra loro, il rischio può crescere in modo esponenziale.

Gli incendi in locali chiusi hanno una caratteristica particolarmente critica: l’evoluzione estremamente rapida. In presenza di materiali combustibili e di elevata temperatura, un principio di incendio può evolvere in pochi secondi fino a coinvolgere l’intero ambiente. In questi scenari il tempo disponibile per reagire si riduce drasticamente. Questo è il motivo per cui nei contesti affollati – come locali, sale eventi o strutture ricettive – la prevenzione non può basarsi soltanto sulla reazione all’emergenza, ma deve partire dalla valutazione preventiva dei rischi.

Per questo, a seguito della tragedia, le autorità hanno posto l’accento su un concetto chiave: non basta guardare all’inquadramento amministrativo dell’attività, ma occorre valutare come il locale viene effettivamente utilizzato. Questo approccio si traduce in alcuni principi fondamentali:

  • La sicurezza deve essere progettata sulla base degli scenari reali;
  • L’affollamento va considerato nella sua massima configurazione prevedibile;
  • La gestione dell’emergenza deve essere coerente con la presenza di pubblico.

Ne deriva una maggiore attenzione verso quelle attività che, pur non essendo formalmente soggette al D.P.R. 151/2011, presentano rischi comparabili a quelli dei locali di intrattenimento.

Un altro elemento chiave nelle dinamiche di eventi come questo riguarda la gestione delle vie di esodo.In situazioni di emergenza, il comportamento delle persone cambia radicalmente: si attiva il cosiddetto effetto panico collettivo, che tende a convogliare il flusso delle persone verso pochi punti percepiti come via di uscita. Per questo motivo la progettazione degli spazi e la gestione delle uscite di emergenza rappresentano uno degli aspetti più critici della sicurezza nei luoghi aperti al pubblico.Larghezza delle uscite, segnaletica, illuminazione di emergenza e percorsi di evacuazione non sono semplici elementi normativi: sono fattori che possono determinare la differenza tra evacuazione e intrappolamento.

Spesso la cultura della sicurezza viene associata quasi esclusivamente agli ambienti di lavoro industriali. Tuttavia eventi come quello di Crans-Montana ricordano che il rischio non riguarda solo fabbriche o cantieri.

Ristoranti, locali, eventi pubblici e strutture turistiche sono ambienti in cui convivono affollamento, impianti elettrici, materiali di arredo e spesso elementi scenografici. Tutti fattori che richiedono un’attenta gestione della sicurezza antincendio.

La lezione più importante: la sicurezza è fatta di prevenzione.

Ogni incidente porta con sé una lezione.

Nel caso di Crans-Montana la riflessione più importante riguarda proprio il concetto di prevenzione: la sicurezza non è mai il risultato di una sola misura, ma di un sistema composto da progettazione, controlli, manutenzione e cultura del rischio.

Perché molto spesso la differenza tra una serata che si conclude senza problemi e una tragedia nasce da ciò che non si vede: le misure di sicurezza che funzionano prima ancora che si verifichi l’emergenza.