Caso Crans-Montana: L’importanza della prevenzione
20 Marzo 2026
Caso Crans-Montana: L’importanza della prevenzione
20 Marzo 2026

Decreto del Ministero dell'Interno 1° settembre 2021 – “Decreto Controlli”:

Caratteristiche della normativa e novità applicative nel 2026

Il 10 marzo 2026, presso l’Istituto Superiore Antincendi (ISA) di Roma, si è svolto il convegno dedicato al Decreto Ministeriale 1° settembre 2021, noto come “Decreto Controlli”, promosso dalla Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica, Antincendio ed Energetica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto istituzionale a quasi cinque anni dall’entrata in vigore del provvedimento, coinvolgendo rappresentanti delle istituzioni, ordini professionali e comparto produttivo. Obiettivo dell’incontro è stato tracciare un bilancio dell’impatto normativo, tecnico ed economico del decreto sul sistema nazionale della manutenzione antincendio.

Dal dibattito è emerso come il Decreto Controlli abbia inciso in modo significativo sull’assetto del settore, introducendo un modello orientato alla qualificazione obbligatoria dei tecnici manutentori, alla tracciabilità documentale delle attività svolte e alla verifica oggettiva delle competenze. Il superamento della logica del massimo ribasso economico, in favore di criteri fondati sulla qualità tecnica e sulla responsabilità professionale, è stato indicato come uno degli elementi di maggiore discontinuità rispetto al passato. In tale contesto è stato richiamato il ruolo dell’Istituto “Romolo Zerboni” di Torino, prima scuola statale ad attivare percorsi accreditati per la formazione dei Manutentori Antincendio, quale esempio di attuazione virtuosa del nuovo impianto normativo.

Nel corso degli interventi istituzionali, il Sottosegretario di Stato all’Interno, on. Emanuele Prisco, ha evidenziato come il decreto abbia assunto una valenza sistemica, integrando esigenze regolatorie, tutela del lavoro e sviluppo economico. È stata sottolineata la necessità di affiancare alla certificazione formale un’efficace attività ispettiva, al fine di evitare che gli adempimenti si traducano in mera produzione documentale priva di ricadute sostanziali sulla sicurezza. L’investimento in prevenzione è stato indicato come elemento strategico, in quanto i costi derivanti dall’assenza di controlli risultano significativamente superiori nel medio-lungo periodo.

Il Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Prefetto Attilio Visconti, ha richiamato il valore della prevenzione quale dimensione “invisibile” della sicurezza antincendio, evidenziando come l’efficacia di un sistema si misuri anche – e soprattutto – negli eventi che non si verificano. In questa prospettiva, il decreto opera prevalentemente nella fase preventiva, rafforzando la capacità del sistema di impedire l’insorgenza dell’evento dannoso, oltre a migliorarne la gestione.

Il Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ing. Eros Mannino, ha infine sottolineato come il Decreto Controlli abbia fornito all’Amministrazione strumenti normativi più puntuali per la valutazione della qualità degli interventi manutentivi e per l’esercizio di una vigilanza fondata su criteri oggettivi e verificabili. Centrale risulta il principio di responsabilità professionale: il manutentore qualificato, attraverso la verifica dell’impianto e la sottoscrizione del rapporto di conformità, assume un obbligo tecnico e morale nei confronti della collettività. In tale ottica, la dimostrabilità documentale delle competenze e delle attività svolte costituisce requisito imprescindibile per garantire standard elevati di sicurezza.

Il convegno ha confermato come il Decreto Ministeriale 1° settembre 2021 rappresenti un passaggio strutturale nell’evoluzione del sistema di prevenzione incendi, orientato a rafforzare qualità, trasparenza e responsabilità lungo l’intera filiera della manutenzione antincendio.

Durante il convengo, infatti, è stato evidenziato come, sebbene il Tecnico Manutentore Antincendio sia la figura maggiormente coinvolta dal decreto, tutta la filiera è stata responsabilizzata da esso: è necessario, infatti, garantire la massima cura durante tutte le fasi del processo di progettazione, realizzazione, esercizio, manutenzione e infine, durante l’eventuale fase di emergenza al fine di creare una catena senza anelli deboli.

Il cosiddetto Decreto Controlli, formalmente il Decreto del Ministero dell’Interno 1° settembre 2021, rappresenta uno dei provvedimenti più rilevanti degli ultimi anni nell’ambito della prevenzione incendi nei luoghi di lavoro. La norma definisce infatti i criteri generali per il controllo e la manutenzione di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio, con l’obiettivo di garantire che tali dispositivi mantengano nel tempo condizioni adeguate di efficienza e funzionalità.

Il decreto si inserisce nel più ampio processo di aggiornamento della normativa antincendio collegata al Decreto Legislativo 81/2008, in particolare alle disposizioni contenute nell’articolo 46 relative alla prevenzione incendi nei luoghi di lavoro. Insieme ad altri provvedimenti emanati nel 2021, esso contribuisce a delineare un sistema normativo più organico e coerente, in grado di rafforzare la gestione della sicurezza antincendio e di migliorare il controllo delle attività di manutenzione dei presidi di protezione.

Uno degli aspetti fondamentali del Decreto Controlli riguarda la definizione delle modalità con cui devono essere effettuate le attività di sorveglianza, controllo e manutenzione dei sistemi antincendio. La norma stabilisce che tali operazioni debbano essere eseguite secondo le indicazioni delle norme tecniche applicabili e nel rispetto della cosiddetta “regola dell’arte”, principio che rappresenta un riferimento essenziale nel campo della sicurezza impiantistica. In questo modo si mira a garantire che i presidi antincendio installati negli edifici e nei luoghi di lavoro mantengano nel tempo la loro efficacia operativa.

Il decreto si applica a una vasta gamma di sistemi di protezione antincendio, comprendendo sia attrezzature relativamente semplici, come gli estintori portatili e carrellati, sia impianti più complessi, come le reti idranti, i sistemi sprinkler, gli impianti di rivelazione e allarme incendio, i sistemi di evacuazione di fumo e calore e le chiusure tagliafuoco. Tutti questi dispositivi svolgono un ruolo fondamentale nella strategia di prevenzione e gestione dell’emergenza incendio e richiedono quindi un’attività di manutenzione continua e qualificata.

Novità introdotte dal decreto e aggiornanti del 2026

Uno degli elementi più innovativi introdotti dal decreto è la definizione della figura del tecnico manutentore qualificato. In precedenza, la manutenzione dei presidi antincendio poteva essere svolta da operatori con livelli di preparazione anche molto differenti, senza un sistema nazionale di certificazione delle competenze. Con il Decreto Controlli, invece, viene introdotto un meccanismo di qualificazione basato sulla verifica delle conoscenze teoriche e delle capacità pratiche del manutentore. Tale verifica avviene attraverso un esame organizzato dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che assume un ruolo centrale nella certificazione delle competenze professionali in questo settore.

Il sistema di qualificazione prevede che il tecnico possa ottenere l’abilitazione per specifiche tipologie di presidi antincendio, sulla base delle competenze dimostrate durante la prova di esame. La qualifica rilasciata ha validità su tutto il territorio nazionale e consente di operare nel campo della manutenzione dei sistemi antincendio con un riconoscimento ufficiale delle proprie competenze.

Dal punto di vista dell’applicazione della norma, il legislatore ha previsto un periodo transitorio finalizzato a consentire al settore di adeguarsi progressivamente alle nuove disposizioni. Durante questa fase i manutentori già operativi hanno potuto continuare a svolgere la propria attività anche in assenza della qualifica definitiva, grazie alla possibilità di ottenere un nulla osta temporaneo, mentre parallelamente venivano organizzate le procedure di esame e il sistema di registrazione dei tecnici qualificati.

Il 2026 rappresenta un passaggio particolarmente significativo nel percorso di attuazione della riforma. Dopo diversi rinvii intervenuti negli anni precedenti per consentire un adeguamento graduale del settore, è stata fissata la scadenza definitiva del periodo transitorio al 25 settembre 2026. A partire dal giorno successivo entrerà pienamente in vigore il regime ordinario previsto dal decreto, secondo il quale le attività di manutenzione dei presidi antincendio potranno essere svolte esclusivamente da tecnici manutentori qualificati.

Questa scadenza comporta anche la cessazione della validità dei nulla osta transitori rilasciati durante la fase di transizione. Di conseguenza, tutti gli operatori del settore dovranno aver completato il percorso di qualificazione previsto dalla normativa, sostenendo con esito positivo l’esame davanti alla commissione istituita presso il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Modalità operative

Parallelamente, negli ultimi anni è stato sviluppato e progressivamente consolidato il sistema informatico nazionale dedicato alla gestione delle procedure di qualificazione. Attraverso questo portale vengono presentate le domande di accesso agli esami, organizzate le sessioni di valutazione e registrati i tecnici che hanno ottenuto la qualifica. Tale sistema contribuisce a rendere più trasparente e tracciabile l’intero processo di certificazione delle competenze.

Inoltre, maggiori certificazioni significano anche un aumento di sicurezza e qualità percepite, nonché una maggiore fiducia nella figura del Tecnico Manutentore Antincendio.

In questo contesto, l’azienda antincendio ha il dovere di supportare il tecnico in qualunque modo possibile, mettendo a disposizione tutti gli strumenti necessari e predisponendo un piano di aggiornamento continuo così che esso possa conoscere tutte le norme vigenti e gli aggiornamenti di settore.

Infine, le novità operative che si concretizzano nel 2026 hanno un impatto rilevante non soltanto sulle imprese di manutenzione, ma anche sui datori di lavoro e sui responsabili della sicurezza delle attività soggette alla normativa di prevenzione incendi. Questi soggetti sono infatti chiamati a garantire che i sistemi antincendio installati nei propri edifici siano mantenuti in efficienza e che le operazioni di controllo e manutenzione siano affidate esclusivamente a personale qualificato. Il rispetto di tali obblighi assume un’importanza fondamentale anche sotto il profilo delle responsabilità, poiché l’inefficienza dei presidi antincendio può avere conseguenze gravi in caso di emergenza.

Conclusioni

Nel complesso, il Decreto Controlli rappresenta un passo importante verso una maggiore professionalizzazione del settore della manutenzione antincendio. L’introduzione di requisiti di qualificazione per i tecnici manutentori e la definizione di procedure uniformi di controllo e manutenzione contribuiscono a rafforzare l’affidabilità dei sistemi di protezione antincendio e a promuovere una cultura della sicurezza basata su competenza tecnica, tracciabilità degli interventi e responsabilità professionale. In questa prospettiva, il 2026 segna il momento in cui la riforma trova la sua piena attuazione, consolidando un modello di gestione della manutenzione orientato a standard più elevati di qualità e sicurezza.

Restano aperte delle criticità evidenti, che auspichiamo vengano chiarite o risolte attraverso atti formali prima della scadenza del 25 settembre 2026, legate prevalentemente a:

  • Qualificazione delle aziende. Il Decreto ha normato la qualificazione dei manutentori, ma non è entrato nel merito della qualificazione delle aziende, condizione indispensabile e concorrente alla qualificazione dei manutentori per professionalizzare il settore antincendio
  • Attualmente la percentuale di convocazione per gli esami dei numerosi patentini, in relazione alle richieste, è minore del 10%, ed è tecnicamente impossibile evadere tutte le richieste entro il 25 settembre 2026: tale situazione potrebbe creare, permanendo la disposizione attuale, l’impossibilità di eseguire manutenzioni su apparati antincendio sul territorio nazionale per assenza di manutentori qualificati, con grave nocumento per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre che creare una situazione di instabilità ingovernabile nel mercato antincendio con potenziale esposizione a turbative di mercato. Sarebbe auspicabile permettere a tutti gli iscritti agli esami la possibilità di operare in attesa di convocazione
  • In caso di non superamento esame, resta aperta – anche sindacalmente e in relazione ai contratti collettivi – la situazione soggettiva dei dipendenti assunti come manutentori ma, a causa della non possibilità di eseguire manutenzioni antincendio come da normativa e in assenza di mansioni in azienda sostitutive – potenzialmente esposti a licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo.
  • In attesa di un percorso formativo differente che preveda a regime i corsi all’interno ad esempio dei percorsi scolastici o universitari, rimane critica la situazione dei futuri nuovi assunti senza patentini che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbero essere sottoposti a corsi e affiancamenti per un periodo indeterminato con costi aggiuntivi esclusivamente a carico delle aziende
  • L’imortante aggravio economico per la formazione e certificazione dei manutentori, tutta a carico dell’azienda, presente e futuro e il potenziale aumento delle retribuzioni derivanti da una offerta limitata e ricerca dei manutentori in possesso di patentino, non può che corrispondere ad un aumento normativo urgente nei prezziari regionali pubblici, nel DEI e nei listini per l’esecuzione delle manutenzioni, ivi compreso un obbligo della revisione dei prezzi degli affidamenti in essere, e una normativa che rimborsi le aziende con trattenuta in TFR o altra soluzione, in caso di dimissioni volontarie, delle ingenti spese sostenute per la certificazione del personale